Museo Galileo
MIRABILIA GRAPHICA
I calligrammi micrografici di Ignazio Muligino
A cura di Filippo Camerota
Un progetto del Museo Galileo
Con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze
La mostra è dedicata a un’opera originalissima, un calligramma che sfrutta le proprietà del microscopio per consentire di leggere un testo quasi invisibile e illeggibile a occhio nudo. La scrittura compone una Madonna col Bambino derivata da un dipinto di Pietro da Cortona oggi al Louvre, Santa Martina con la Vergine e il Bambino (1643). L’autore è Francesco Ignazio Muligino, un calligrafo attivo tra la Francia e l’Italia alla fine del XVII secolo, che seppe sfruttare la scienza ottica a sostegno della propria arte.
I suoi lavori rientrano tra quelli che la cultura del suo tempo chiamava “mirabilia graphica” e assumono particolare valore per il loro legame con la prima diffusione del microscopio. Perfezionato e reso celebre da Galileo, lo strumento favorì lo sviluppo degli studi naturalistici dell’Accademia dei Lincei, a cominciare dallo studio delle api che il fondatore dell’Accademia, Federico Cesi, dedicò al pontefice Urbano VIII Barberini.
Il calligramma di Muligino è una rarità resa ancora più intrigante da un nodo tecnico ancora da sciogliere: quale inedito pennino, cioè, abbia permesso all’autore di trascrivere un intero libro – l’Officium Beatae Mariae Virginis – sulle figure del Bambino e della Vergine, in uno spazio di circa 30×20 cm.
Oltre alla Madonna col Bambino sono in mostra altri tre calligrammi di Muligino, affiancati da altre preziose opere originali: l’Apiarium di Federico Cesi e la Melissographia di Matthäus Greuter, un’edizione settecentesca dell’Officium Beatae Mariae Virginis, La dioptrique oculaire di Chérubin d’Orléans (1671) e una selezione di microscopi e dispositivi ottici dei secoli XVII-XVIII.
Una postazione touch screen permette di esplorare la Madonna col Bambino in ogni dettaglio, offrendo la possibilità di ingrandire l’immagine e decifrare il testo micrografico che ne definisce le forme.

MANCANO
Highlights
Microscopio composto
Giuseppe Campani (1635-1715), attr.
Firenze, Museo Galileo, inv. 3720
Replica dell’originale inv. 3429
Giuseppe Campani, noto costruttore di orologi notturni, acquisì fama anche per telescopi e microscopi composti di alta qualità. Diversamente dall’“occhialino” di Galileo Galilei a due lenti (concava e convessa), il suo microscopio ne ha tre convesse; la messa a fuoco avviene scorrendo il tubo o regolando l’altezza sul treppiede, con un ingrandimento di dodici volte.
Il Trionfo d’applausi, e di glorie figurato di purissime lettere di sua altezza reale Maria Anna Christina Vittoria di Baviera Delfina di Francia, nel quale si contengono li seguenti versi, da leggersi nella figura con il microscopion
Ignazio Francesco Muligino (secoli XVII-XVIII)
Disegno attribuibile a Pierre Mignard (1610-1695)
Parigi, ca. 1687-1689
San Marino, California, The Huntington Library, mss HM 84368
Facsimile
Il disegno celebra Maria Anna Cristina Vittoria di Baviera, giunta alla corte francese nel 1680 dopo il matrimonio con Luigi, Gran Delfino, figlio di Luigi XIV. Raffigura un carro trionfale con figure allegoriche formate dai versi di un poema italiano di Ignazio Francesco Muligino, leggibile solo al microscopio. Un calligramma simile fu composto per Luigi XIV nel 1686 (Bibliothéque nationale de France, Italien 496).
Madonna col Bambino
Ignazio Francesco Muligino (secoli XVII-XVIII)
Milano, 1692
Roma, Collezione Diego Costantini
Come recita l’iscrizione, il calligramma contiene salmi e orazioni da leggere per mezzo del microscopio: “Vincolo dell'amore divino della Beata vergine Maria in cui si leggono, senza alcuna abbreviazione, l’ufficio della B. Vergine Maria, sette salmi penitenziali, l’ufficio dei morti […] la litania della Beata Vergine Maria e le litanie di tutti i santi, insieme a una preghiera in lingua italiana. Va osservato che deve essere letto con il microscopio”. Il disegno deriva da un dipinto di Pietro da Cortona tramite un’incisione di François Spierre. Il testo in microscrittura è composto di lettere alte appena un quarto di millimetro.
Santa Martina con la Vergine e il Bambino
François Spierre (1639-1681)
1660-1663
Roma, Istituto Centrale per la Grafica, inv. S-FC69117
Facsimile
François Spierre fu incaricato di riprodurre la Santa Martina con la Vergine e il Bambino di Pietro da Cortona poco dopo il suo arrivo a Roma nel 1660. L’incisione segna l’apice della collaborazione con Cortona, Gian Lorenzo Bernini e altri maestri del barocco romano, ed è considerata da Pierre-Jean Mariette tra le sue opere migliori. In calce, la stampa reca una dedica dello stampatore De Rossi al cardinale Francesco Barberini, come omaggio politico e culturale.
Immacolata Concezione
Ignazio Francesco Muligino (secoli XVII-XVIII)
Firenze (?), 1702
Parigi, Collezione privata
Il calligramma è dedicato al Gran Principe Ferdinando de’ Medici, mecenate delle arti e delle scienze, e firmato da Ignazio Francesco Muligino, che lo realizzò forse a Firenze nel 1702. Come recita l’iscrizione che circoscrive il disegno, “questa immagine dell’Immacolata Vergine Maria, consacrata e delineata con pure lettere, contiene l’intero Ufficio della medesima, l’Ufficio dello Spirito Santo, il Cantico dei Cantici di re Salomone e alcuni capitoli del Libro della Sapienza”, ovvero il contenuto dell’Officium Beatae Mariae Virginis. Il disegno deriva dall’Immacolata Concezione di Carlo Maratti per la cappella De Sylva a Sant’Isidoro a Roma, probabilmente nota a Muligino attraverso un’incisione dello stesso artista.
Immacolata Concezione
Carlo Maratti (1625-1713), attr.
Roma, Istituto Centrale per la Grafica, inv. S-FC72640
Facsimile
L’incisione, attribuibile allo stesso Maratti, riproduce il disegno della rinomata pala realizzata dal pittore nel 1663 per l’altare della cappella De Sylva nella chiesa romana di Sant’Isidoro. L’opera ebbe subito una sensibile risonanza, come testimoniano le traduzioni incisorie, le copie e le derivazioni più o meno apertamente ispirate al dipinto originale, compreso l’eccezionale saggio calligrafico che Ignazio Muligino dedicò al Gran Principe Ferdinando de’ Medici.
San Francesco in preghiera
Ignazio Francesco Muligino (secoli XVII-XVIII)
Gorizia, 1708
Roma, Museo Francescano, III, A 51
Facsimile
Il disegno, probabilmente di mano dello stesso Muligino, appare di qualità pittorica modesta rispetto ad altri calligrammi, nei quali il calligrafo era spesso affiancato da artisti. La figura del santo è attraversata da microscritture tratte dalla Legenda Maior di San Bonaventura da Bagnoregio, dai sette salmi penitenziali e dalla Passione secondo Giovanni. L’iscrizione alla base del disegno indica che il calligramma fu realizzato nel 1708 da Ignazio Muligino, suddito imperiale del Contado di Gorizia, con il motto “O.A.M.D.G.” (Omnia Ad Maiorem Dei Gloriam).
La dioptrique oculaire, ou, La theorique, la positive et la mechanique de l’oculaire dioptrique en toutes ses especes
Chérubin d’Orléans (1613-1697)
Parigi, 1671
Firenze, Biblioteca del Museo Galileo, MED 2162
Il trattato del francescano Chérubin d’Orléans (Michel Lasséré) è dedicato alla diottrica e si inserisce nell’intenso filone di studi sulle proprietà delle lenti stimolati dalla diffusione del telescopio e del microscopio. Tra gli strumenti illustrati si distingue il cosiddetto “oculaire dioptrique”, un binocolo registrabile per vedere gli oggetti più minuti e potenzialmente applicabile alla microscrittura. Singolari sono anche gli occhiali a foro stenopeico per agevolare la lettura di testi con caratteri minuti.
Occhiali stenopeici
Chérubin d’Orléans (1613-1697)
XVII secolo
Firenze, Museo Galileo, inv. 2581
Occhiali stenopeici formati da due dischi di ottone ai quali sono fissati due corti tubi forati. I fori servono a ridurre il diametro della pupilla, consentendo una maggiore acuità visiva. Rivendicandone l’invenzione, Chérubin d’Orléans li descrive nei trattati La dioptrique oculaire (1671) e La vision parfaite (1677). L’“oculaire optique” – così li denomina – è privo di lenti e rappresenta la versione semplificata dell’“oculaire dioptrique”, un piccolo binocolo munito di lenti per osservare sia oggetti lontani sia piccoli e vicinissimi: una sorta di microscopio indossabile, simile a occhiali da teatro.
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