Introduzione

Grazie alla residenza d’artista al Museo Galileo, nel 2016, ho avuto l’eccezionale opportunità di lavorare con le collezioni scientifiche della dinastia Medici, originariamente conservate agli Uffizi. Le raccolte del Museo Galileo sono illuminanti per comprendere l’importanza del nostro patrimonio scientifico, che include oggetti e documenti portati in Europa dai grandi imperi commerciali italiani dell’epoca: Venezia, Genova, Pisa e Firenze.

Ho lavorato nelle sale espositive quando il museo era chiuso al pubblico e, nella totale solitudine, ho provato la magica sensazione di vivere nei secoli di storia della scienza che hanno aperto la strada al mondo contemporaneo. Il telescopio di Galileo si trova proprio qui! Inoltre, ho avuto accesso all’archivio iconografico del museo e ho potuto inserire alcune delle fotografie che vi sono conservate nelle immagini da me create. Il personale del museo mi ha accolto con calore e ha generosamente condiviso con me tempo e conoscenze. Ringrazio il Museo Galileo per avermi ospitato e la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, la Biblioteca Medicea Laurenziana e l’INAF–Osservatorio Astrofisico di Arcetri per avermi concesso di accedere alle loro meravigliose collezioni.

Il cammino dalla Casa della Sapienza è una celebrazione visiva della trasmissione del sapere scientifico dal mondo arabo medievale all’Occidente. Questo periodo, spesso definito l’età d’oro della scienza araba, inizia nell’VIII secolo e continua fino al XVI secolo. Il mio progetto esplora l’eredità culturale che questa grande fioritura delle scienze nel mondo arabo ha trasmesso all’Occidente.

Nata a Baghdad nell’VIII secolo come biblioteca privata di suo padre, il califfo Hārūn al-Rashīd, l’istituzione culturale nota come Casa della Sapienza fu fondata dal califfo della dinastia abbaside al-Ma’mūn. In un ambiente libero e creativo, studiosi, scienziati, scrittori e traduttori di formazione musulmana, ebrea e cristiana lavorarono insieme per creare il più grande centro culturale del tempo.

Le rotte commerciali tracciate dalle grandi città-stato italiane, che collegavano l’Impero Bizantino e quello Ottomano con l’Europa, coprivano tutto il Mediterraneo. Insieme alle spezie e alla seta, arrivarono nel mondo occidentale antichi testi tradotti dal greco e nuove scoperte scientifiche.

Questi saperi percorsero strade diverse, tra cui gli itinerari dei pellegrini e dei Templari che tornavano dalla Terra Santa. La Sicilia continuò a tenere in alta considerazione la lingua e la cultura arabe per circa duecento anni dopo la conquista da parte di Ruggero I nel 1071. L’Andalusia e il Maghreb furono ulteriori vie di accesso.

Firenze, in particolare, in quanto epicentro culturale e scientifico del tempo, ebbe un ruolo di grande rilievo nell’assimilazione e nell’utilizzo delle nuove conoscenze. La famiglia Medici, grande sostenitrice delle arti e delle scienze, comprese subito le opportunità creative offerte dall’afflusso di rifugiati di talento in seguito alla caduta di Costantinopoli nel 1453. Questo afflusso favorì l’esplosione di cultura e scienza che chiamiamo Rinascimento. Passando per Firenze, la città in cui Galileo Galilei, il più grande scienziato del XVII secolo, visse molti anni, il cammino continua fino ad alcune delle più importanti scoperte del mondo moderno.

Le artiste

Christine Gates è una fotografa e video artist che vive a Melbourne. I suoi lavori sono stati esposti in Australia, Europa, Stati Uniti e Messico e sono presenti in numerose collezioni internazionali. Il suo progetto, come Artista in Residenza al Museo Galileo, indaga i legami tra culture che si creano attraverso la trasmissione dei saperi scientifici. Collocandosi all’intersezione di arte e scienza, Gates prende spunto dai dati storici per mostrare gli eventi contemporanei sotto una nuova luce. Il suo lavoro rende onore al sapere dei secoli passati, proponendo una nuova visione del mondo moderno.

Mehrnaz Rohbakhsh è un’artista interdisciplinare di Toronto che si occupa di arti visive e suono. Il suo lavoro consiste nello studio degli elementi comuni a musica e astronomia, usando i metodi della cartografia per mettere in relazione le comuni basi matematiche. Le sue opere sono state esposte in Canada, negli Stati Uniti e in Italia. Attualmente sta seguendo un Master in Visual Studies all’Università di Toronto.

Le immagini

Istanbul, il luogo di incontro
Istanbul era il luogo in cui Europa e Asia, attraverso il Bosforo, si incontravano. Le flotte degli Imperi Romano, Bizantino e Ottomano solcavano quelle acque, mentre le città-stato europee si contendevano le basi sulle sue coste. In questa immagine, una fotografia satellitare della Istanbul odierna è sovrapposta alla più antica mappa del cartografo portoghese Lopo Homem, che mostra i limiti del mondo conosciuto nel XVI secolo. Un’immagine a raggi X della grande sfera armillare di Antonio Santucci, cosmografo e cartografo della famiglia Medici, copre il lato occidentale di Istanbul. A est s’intravede il timpano di un astrolabio piano arabo del XIV secolo.
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Antonio Santucci, Sfera armillare, Museo Galileo, inv. 714
Autore ignoto, Astrolabio piano, Museo Galileo, inv. 1109
Lopo Homem, Planisfero, Museo Galileo, inv. 946
Satellite image of Istanbul, NASA

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Distanza per mezzo della superficie
L’iscrizione su questo strumento per triangolazioni del XVI secolo rivela che era usato per “trovare la distanza per mezzo della superficie”. Nella Baghdad del IX secolo, il califfo Al-Ma’mun seguì l’esempio di Eratostene, geografo alessandrino del III secolo a.C., nel tentativo di calcolare la circonferenza della Terra. Gli unici strumenti di cui disponevano i suoi uomini di scienza erano astrolabi e regoli per misure. Sullo sfondo sono raffigurate le regioni montuose dell’antica Anatolia, per le quali passavano le rotte commerciali che attraversavano il Medio Oriente.
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Baldassarre Lanci, Strumento per triangolazioni, Museo Galileo, inv. 3164

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Lune su un’autostrada nel deserto
I frammenti cartacei di un astrolabio piano, probabilmente utilizzato da studenti, transitano nel cielo come lune, indicando la direzione ai viaggiatori che portavano mercanzie e nuove conoscenze in Europa attraverso l’antica Via della Seta. Una di queste strade attraversava il deserto di Wadi Rum in Giordania. Sovrapposta al paesaggio, un’immagine di Titano, fotografato dalla Missione Cassini-Huygens. Titano, il più grande dei satelliti di Saturno, fu scoperto nel 1655 dall’astronomo danese Christiaan Huygens, contemporaneo di Galileo.
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Autore ignoto, Frammenti di astrolabi cartacei, Museo Galileo, inv. 1289bis
Titan, Cassini-Huygens Mission, NASA

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Venezia, l’impero commerciale
I dettagli del Palazzo Ducale, con le sue merlettature che ricordano la moschea di Ibn Tulun al Cairo e il Fondaco dei Turchi, sono testimonianze architettoniche veneto-bizantine dei legami tra Venezia e l’Oriente. Decorazioni elaborate, mosaici, archi a sesto acuto e cupole sono prove evidenti degli scambi iniziati con i commerci veneziani nell’Alessandria dell’VIII secolo e continuati durante l’Impero Ottomano. Il veneziano Marco Polo, nel XIII secolo, fu uno dei molti viaggiatori che portarono in patria racconti dalle esotiche terre orientali. In questa immagine, un velo nasconde i turisti, che oggi hanno preso il posto dei mercanti e degli esploratori del grande impero commerciale.
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Autore ignoto, Frammenti di astrolabio cartaceo, Museo Galileo, inv. 1289bis

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L’astrolabio nautico
Il progresso delle scienze migliorò la navigazione, rendendo possibile un’enorme espansione dei commerci nel Mediterraneo. L’astrolabio nautico sulla sinistra, parte del lascito dell’ammiraglio elisabettiano Sir Robert Dudley alla collezione medicea, ha origini portoghesi. Influenze normanne, arabe e gotiche si sovrappongono nell’architettura della Cattedrale di Palermo, testimoniando la fusione di culture favorita dalla posizione strategica della Sicilia sulle rotte commerciali. In Sicilia, Mohammed al-Idrisi realizzò la Tabula Rogeriana nel XII secolo. Questa collezione di storie e una mappa del mondo costituiscono un inestimabile contributo allo sviluppo della geografia e della cartografia in Occidente.
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Francisco de Goes, Astrolabio nautico, Museo Galileo, inv. 1119
Giovanni Battista Cavallini, Teatro del mondo marittimo, conforme la carta da navigare, Firenze 1652

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Creazioni celesti
Nel mondo islamico medievale, astronomia e religione erano inestricabilmente legate. Era di fondamentale importanza poter sempre individuare la direzione della Mecca e conoscere le ore della preghiera. Per studiare il cielo furono costruiti imponenti osservatori e perfezionati strumenti, come gli astrolabi. Gli astronomi arabi tradussero, assimilarono e fecero progredire i saperi degli antichi Greci. In questa immagine, un atlante del cartografo e cosmografo veneziano del XVII secolo Vincenzo Coronelli forma la trama dello sfondo. Un planetario aristotelico del XVII secolo si combina con un globo celeste arabo dell’XI secolo, ritenuto il più antico al mondo, sul quale sono incisi i nomi dei costruttori, Ibrâhim ‘ibn Saîd e il figlio Muhammad.
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Autore ignoto, Planetario aristotelico, Museo Galileo, inv. 2700
Ibrâhim ‘Ibn Saîd as Sahlì, Globo celeste, Museo Galileo, inv. 2712
Vincenzo Coronelli and Jean-Baptiste Nolin, Fusi del globo celeste, Museo Galileo, Sala IV

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La città natale di Alhazen
L’immagine satellitare mostra un’area a nord di Bassora, in Iraq, nel 2001, quando fu devastata da campi minati e postazioni di artiglieria. Città natale del matematico Hasan Ibn al-Haytham (Alhazen) nel X secolo, fu un importante centro di cultura durante la dinastia abbaside. Autore del Kitāb al-Manāzir (Libro di ottica), Alhazen fu il primo a spiegare i principi della percezione visiva. Offrì contributi importanti in geometria e astronomia, mettendo in discussione i modelli tolemaici. Questo astrolabio del XIII secolo è costruito per latitudini corrispondenti alle regioni tra il Golfo Persico e la Turchia. Il quadrante nautico fu realizzato a Venezia nel XVII secolo.
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Autore ignoto, Astrolabio piano, Museo Galileo, inv. 1112
Bernardo Facini, Quadrante, Museo Galileo, inv. 3812

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L’astrolabio, dissimulato e svelato
L’astrolabio è un complesso calcolatore analogico. Questo astrolabio di legno, rame e cartone fu forse costruito dal discepolo di Galileo, Vincenzo Viviani, nel XVII secolo, probabilmente per scopi didattici. Nell’immagine è in parte nascosto e in parte svelato da panneggi di seta. In uso fin dai tempi antichi, gli astrolabi, come le meridiane e i quadranti orari, furono i più accurati misuratori di tempo fino al XVIII secolo. Basati sul moto apparente del Sole e delle stelle, gli astrolabi erano utilizzati per molte funzioni nel mondo arabo, compresa la misurazione del tempo. Preservando gli antichi testi greci, gli uomini di scienza di Baghdad e Damasco contribuirono allo sviluppo di queste tecnologie.
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Vincenzo Viviani (attr.), Astrolabio piano, Museo Galileo, inv. 1289

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Rappresentare il mondo
La lente di uno dei telescopi di Galileo collega le conquiste scientifiche del XVII secolo agli studi prospettici dell’artista rinascimentale Lorenzo Ghiberti, autore delle famose porte del Battistero di San Giovanni a Firenze. I secolari commerci con il mondo arabo diffusero in Europa la geometria e la matematica arabe, che favorirono lo sviluppo della raffigurazione artistica del mondo tridimensionale sul piano bidimensionale.
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Galileo Galilei, Lenti, Museo Galileo, inv. 2429
Autore ignoto, Battistero di San Giovanni, incisione, sec. XVIII
Jean-Antoine Nollet, Leçons de physique expérimentale, Paris 1743

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Le muquarnas
Le muqarnas (stalattiti) riflettono e scompongono la luce sui muri e le cupole degli edifici arabi nei quali sono collocate con perfezione geometrica. A partire dal XII secolo si osservano varie forme di muqarnas nel mondo arabo. Costruito per il re normanno Guglielmo I, il Palazzo della Zisa a Palermo testimonia la continuità dell’influenza araba in Sicilia, anche dopo la conquista dei Normanni. Le muqarnas che ne ornano i muri, insieme alle elaborate decorazioni murarie della Cattedrale di Palermo, esemplificano il grande rispetto dei conquistatori per la cultura dei loro predecessori. Una mappa di Lopo Homem, famoso cartografo portoghese del XVI secolo, si fonde con questi motivi architettonici.
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Lopo Homem, Planisfero, Museo Galileo, inv. 946

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La collana di perle
I nomi con i quali oggi indichiamo le stelle della costellazione di Orione derivano dall’arabo. Alnilam, “la collana di perle”, Alnitak e Mintaka formano la cintura di Orione. Molti termini arabi, come zenith, azimuth e nadir, sono entrati nel lessico astronomico del mondo occidentale. Le Tavole di Al-Zarquali, compilate a Toledo nell’XI secolo, fecero conoscere l’astronomia araba in tutta l’Europa. In questa immagine, caratteri arabi e la nebulosa di Orione sono sovrapposti ai fusi di un globo celeste di Coronelli.

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Vincenzo Coronelli e Jean-Baptiste Nolin, Fusi del globo celeste, Museo Galileo, Sala IV
Nebulosa di Orione, NASA

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Tabula solis motus
Le iscrizioni sulle rocce a Wadi Rum, in Giordania, informavano le antiche carovane che portavano merci esotiche e nuove conoscenze in Europa che vicino si trovava acqua. Queste carovane percorrevano uno dei molti rami della Via della Seta verso il Mediterraneo e da lì, attraverso il Nord Africa o la Sicilia, raggiungevano l’Italia, la Spagna e il resto dell’Europa. Nell’immagine, un quadrante orario di manifattura fiorentina, costruito per la latitudine della Toscana, traspare sotto un orologio solare del XVI secolo. Sul quadrante è incisa la “Tavola del moto del Sole”, che indica l’ingresso del Sole nei segni zodiacali.
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Girolamo della Volpaia, Quadrante orario, Museo Galileo, inv. 239
Carlo Plato (attr.), Orologio solare, Museo Galileo, inv. 246

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Il tempo e l’universo
Il meccanismo di un orologio da torre del XVIII secolo crea un puzzle di ingranaggi metallici, combinato con la sfera armillare di Antonio Santucci e un quadrante orario. La misura del tempo impegnò gli scienziati per molti secoli. Basandosi sulla tecnologia greca degli orologi ad acqua, gli scienziati arabi si concentrarono sullo studio degli orologi fino a sviluppare ingegnosi dispositivi per la misura del tempo. Nel mondo occidentale, gli strumenti astronomici erano utilizzati in origine come precisi dispositivi portatili di calcolo. L’astrolabio, il più importante tra di essi, perse importanza intorno al XVI secolo, con lo sviluppo degli orologi meccanici.
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Antonio Santucci, Sfera armillare, Museo Galileo, inv. 714
Autore ignoto, Quadrante, Museo Galileo, inv. 2523
Autore ignoto, Orologio da torre, Museo Galileo

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Studiare le stelle
Galileo pubblicò Sidereus Nuncius nel 1610, dopo le osservazioni dei corpi celesti che conosciamo come satelliti galileiani di Giove. Le ricerche di Galileo mettevano in discussione la teoria aristotelica sostenuta dalla Chiesa Cattolica, secondo la quale la Terra era posta al centro dell’universo. Wilhelm Tempel, direttore dell’Osservatorio di Arcetri nel XIX secolo, grazie al telescopio e alla sua grande abilità nel disegno, registrò accuratamente il cielo notturno. In questa immagine i suoi disegni sono associati a un’eclisse raffigurata nel X secolo da Al-Biruni, uno dei più grandi studiosi dell’epoca d’oro della scienza araba, ed entrambi sono sovrapposti a un busto di Galileo opera di Carlo Marcellini (XVII secolo).
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Carlo Marcellini, Busto di Galileo Galilei, Museo Galileo, inv. 3902
Wilhelm Tempel, Disegni, INAF-Osservatorio Astrofisico di Arcetri

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Fibonacci
Il grande matematico del XII secolo Leonardo Fibonacci arrivò in Nord Africa con suo padre, un mercante. Lì studiò matematica con insegnanti arabi. Divulgò in Europa i numeri indo-arabici, che solo pochi già conoscevano grazie agli scritti di al-Khwārizmī, un matematico arabo del IX secolo. Nell’immagine il Liber abaci di Fibonacci si fonde con un planisfero tolemaico, sovrapponendosi alla Fortezza Vecchia del porto di Livorno. Un astrolabio arabo del IX secolo mette in collegamento il “cammino della conoscenza” con la città di Firenze, epicentro di importanti sviluppi nelle arti e nelle scienze durante il regno dei Medici.
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Autore ignoto, Astrolabio piano, Museo Galileo, inv. 1113
Leonardo Pisano, Liber Abaci, Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Conv. Soppr. C.I.2616
Piero del Massaio, Planisfero tolemaico, Ptolemei Cosmographie, Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Pl. 30.2

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Il forte e la flotta
Navi della guardia costiera proteggono l’ingresso al porto di Livorno, un tempo sede della flotta medicea. Ferdinando I de’ Medici promosse sia i commerci internazionali che la libertà di religione, in tal modo attraendo a Livorno esuli dal Medio Oriente e dall’Europa. Ebrei, Greci, Armeni e Turchi svilupparono i legami commerciali con l’Impero Ottomano. Nel porto di Livorno, Galileo condusse esperimenti sull’uso del telescopio a bordo delle navi. In questa elaborazione, la Fortezza Vecchia di Livorno trapela da un raro portolano del XV secolo, proveniente dalla bottega del cartografo ebreo Gabriel de Vallseca, della Scuola Cartografica di Maiorca. Le carte nautiche prodotte in quella Scuola erano note per l’incredibile accuratezza, anche secondo standard moderni. Il cerchio nautico è opera di Robert Dudley, consulente navale del granduca Ferdinando I di Toscana nel XVI secolo.
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Robert Dudley, Cerchio nautico, Museo Galileo, inv. 1116
Bottega di Gabriel de Vallseca, Carta nautica, Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Portolano 16
Galileo Galilei, Schemi grafici, Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Ms. Gal. 70

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I Templari e la Via Regia
Durante le Crociate, i Templari costruirono molte fortezze nei territori da loro conquistati in Medio Oriente. Una di queste è Kerak, sulla Via Regia in Giordania. Per molti secoli questa zona è stata attraversata da numerose strade per l’Occidente. Dall’XI al XIII secolo, i Templari e i pellegrini di ritorno dalla Terrasanta portarono in Europa nuove idee ispirate dalla cultura e dalle conoscenze arabe. L’astrolabio arabo di questa immagine, probabilmente del IX secolo, arrivò in Italia dalla Spagna. Si amalgama a parole di Galileo che affiorano da antiche colline.
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Autore ignoto, Plane astrolabe, Museo Galileo, inv. 1113
Galileo Galilei, Schemi grafici, Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Ms. Gal. 70

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